L’ EMOZIONE È IMPORTANTE PER MASSIMIZZARE L’ IPERTROFIA?

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Anche se conoscere tutto ciò che riguarda la metodologia dell’ allenamento, l’ alimentazione, la biomeccanica e le reazioni metaboliche è importante per comprendere cosa ci sia alla base della crescita muscolare, esiste qualcosa che va al di là di ogni fenomeno materiale.

Questo qualcosa è la coscienza, su cui ancora non è chiaro quasi nulla.

L’ unica cosa concreta che si ipotizza è che da una coscienza universale si sia generato tutto.

A livello umano, una possibile definizione di coscienza, è la consapevolezza di noi stessi messa in relazione con l’ ambiente che ci circonda.

Tuttavia non è ancora stata individuata la sede encefalica della coscienza.

Le emozioni sono invece una parte essenziale dell’ attività cerebrale umana ed influiscono sulla qualità della vita.

Attraverso l’ emozione manifestiamo il nostro stato mentale in modo inequivocabile.

Le emozioni sono in grado di accendere circuiti neurali e vie di segnalazione che culminano con marcate risposte fisiologiche.

Essendo che l’ ipertrofia muscolare è una risposta adattativa ad uno stress meccanico, l’ emozione non può che essere una componente in grado di amplificare o limitare questo fenomeno.

Prima di esprimere tutto quello che penso a riguardo, esporrò una grossolana descrizione di come è fatto il cervello e di come funziona.

IL CERVELLO

Il cervello odierno dell’ uomo è frutto di milioni di anni di evoluzione, in cui l’ organo ha cambiato dimensioni attraverso la stratificazione dei tessuti.

La parte più interna ed antica è il tronco encefalico, definito anche paleoencefalo.

È specializzato nelle funzioni connaturate dell’ uomo, quali respirazione, battito cardiaco, circolazione sanguigna e attraverso il cervelletto controlla l’ attività muscolare ed il tono
posturale.

Il sistema limbico o cervello rettile è la seconda stratificazione.

È definito anche cervello chimico, ed a sua volta comprende diverse aree anatomiche quali talamo (gestione stato dicoscienza), ipotalamo (nuclei neurosecernenti), amigdala (attribuisce significato emotivo ad informazioni provenienti dall’ esterno e dall’ interno), ippocampo (partecipa al consolidamento delle memorie, in particolare della memoria spaziale), giro del cingolo (elaborazione del dolore e delle emozioni).

La corteccia cerebrale è la parte più recente e racchiude la sintesi storica delle due stratificazioni precedenti.

È costituita da diversi strati di cellule, che a seconda del loro numero e della loro datazione formano la paleocorteccia (più antica, composta da tre strati di cellule) e la neocorteccia (più recente, composta da sei strati di cellule).

Nella neocorteccia sono presenti i motoneuroni (strati di cellule piramidali) ed i neuroni sensitivi (strati di cellule granulari).

La corteccia coordina e integra (collega) le varie strutture del sistema nervoso.

LE CELLULE NERVOSE

Il cervello è costituito dal tessuto nervoso, che a sua volta è dato dall’ insieme di cellule nervose, i neuroni (100 miliardi).

Queste cellule, organizzate in circuiti, sono formate da un corpo, delle ramificazioni che ricevono segnali da altre cellule nervose (dendriti) e da prolungamenti che conducono i
segnali verso altre cellule nervose ed verso altri tessuti del corpo (assoni).

Gli stimoli ambientali vengono captati da specifici recettori che li trasferiscono ai neuroni.

I circuiti di neuroni convertono questi stimoli in impulsi nervosi che si trasferiscono ad altre cellule nervose situate in altre regioni del cervello.

Allo stesso modo gli stimoli che interpretiamo come emozionali arrivano al cervello sotto forma di codici di impulsi nervosi.

I NEUROTRASMETTITORI

I neuroni si trovano in contiguità tra loro, nel senso che ad un certo punto si separano a livello delle sinapsi.

Abbiamo così il neurone pre-sinaptico ed il neurone post-sinaptico, separati da uno spazio (fessura sinaptica), sede degli eventi chimici che consentono ai neuroni di comunicare nonostante la non continuità (perché sono contigui per l’ appunto).

Si potrebbe pensare che l’ interposizione tra le sinapsi rallenti l’ impulso nervoso, poiché non è un processo coadiuvato dalla corrente elettrica, ma da messaggeri chimici.

In realtà il rallentamento consente ai neuroni di regolare l’ impulso.

La natura dei neurotrasmettitori è molto diversa e questi possono avere svariate funzioni, amplificando o inibendo il segnale.

Ad oggi sono stati individuati molti tipi di recettori post-sinaptici, e questo significa che il numero di neurotrasmettitori esistenti è molto elevato.

Tuttavia quelli coinvolti nelle emozioni sono dopamina, noradrenalina, serotonina, GABA, acetilcolina ed altri.

La serotonina è l’ agente chimico del benessere. Interviene sul controllo dell’ ansia e placa gli impulsi.

Il suo campo d’azione è localizzato nell’area emotiva del cervello.

È coinvolta anche sul senso di sazietà, stimolando direttamente questo centro nel cervello quando il triptofano, raggiunto il neurone pre-sinaptico, viene convertito in serotonina (i carboidrati hanno un ruolo fondamentale in quanto l’ insulina rimuove dal circolo altri grandi aminoacidi neutri tranne appunto in triptofano, che così può raggiungere la barriera ematoencefalica e passare).

L’ appagamento della fame è un fattore di importanza rilevante che interviene nell’ equilibrio emotivo.

La noradrenalina, essendo un neurotrasmettitore eccitatorio, potenzia il tono dell’ umore e la risposta fisica e mentale.

In GABA è un neurotrasmettitore inibitorio, che interviene sull’attenuazione dell’ aggressività, inibendo i nuclei cerebrali che controllano tale istinto.

Molti farmaci per il controllo dello stato emotivo agiscono sul controllo della secrezione di neurotrasmettitori, o sulla loro ricaptazione (fase in cui il neurotrasmettitore dalla fessura
sinaptica rientra nel neurone pre-sinaptico).

LA DOPAMINA

La dopamina interviene nelle emozioni positive. Gioca un ruolo fondamentale nel piacere legato all’ attuazione di comportamenti istintivi come mangiare, placare la sete, accoppiarsi, ma anche quando impariamo e prendiamo decisioni.

È prodotta dai neuroni della sostanza nera, un’ area anatomica che si trova nel mesencefalo.

Ci sono vie dopaminergiche che proiettano al sistema limbico, alla corteccia prefrontale e all’ ipotalamo.

NEUROPLASTICITÀ

Quando ha luogo l’ apprendimento a breve termine, i neuroni coinvolti in tale apprendimento, per rendere più efficace la trasmissione sinaptica, aumentano l’intensità e la frequenza dell’ invio dei segnali, promuovendo il rilascio dei neurotrasmettitori nei terminali degli assoni.

Quando ha luogo un’ esperienza che resta impressa nella memoria a lungo termine (prima volta entrati in palestra, primo peso preso in mano, primo record di sollevamento, primo
atleta visto in foto e dal vivo ecc…), l’attività nell’area sinaptica è taltmente intensa da scatenare l’attivazione di geni e la sintesi di proteine, che si traduce nell’espansione dell’area
sinaptica, con conseguente aumento delle superfici di contatto sinaptico e addirittura con la formazione di nuove sinapsi; in questo processo è coinvolto il neurotrasmettitore glutammato ed i suoi recettori posti sulla membrana del neurone post-sinaptico.

Quando il glutammato lega i recettori si aprono i canali di sodio e calcio.

È proprio il flusso di calcio ad indurre un potenziamento a lungo termine.

RUOLO DEL CERVELLO NELL’ ELABORAZIONE DELL’ EMOZIONE

Le emozioni sono processi cerebrali, ma che hanno effetti sul corpo a vari livelli e strutture dell’ organismo, che spaziano dalla muscolatura volontaria, al sistema endocrino, al sistema nervoso autonomo.

Il sistema nervoso centrale agisce quindi in modo integrato con questi altri sistemi.

Di fronte ad un impatto emotivo si sviluppano un insieme di reazioni autonome che si manifestano in diversi aspetti comportamentali come espressioni facciali, movimenti corporei, tono e ritmo di voce.

Le aree encefaliche che esercitano il controllo più importante sul processo emotivo sono ipotalamo, amigdala, parte della corteccia cerebrale ed il cervelletto.

L’ IPOTALAMO controlla il comportamento periferico delle emozioni attraverso il sistema endocrino.

I suoi neuroni liberano ormoni nel sangue che agiscono su altri sistemi ed ormoni che agiscono sul sistema nervoso stesso, modulando l’attività e addirittura l’espressione genica dei neuroni sulla quale agiscono.

Tra questi vi è l’ ossitocina e la vasopressina, secreti da cellule dell’ ipotalamo e stoccati nella neuroipifisi.

Inoltre l’ ipotalamo contiene neuroni che secernono l’ ormone di rilascio della corticotropina.

Essendo che è stata riscontrata correlazione tra aumento della produzione di ormone di rilascio della corticotropina e morbo di Alzheimer e depressione maggiore, sembra che questo ormone sia coinvolto anche nell’ elaborazione dell’ emozione.

Il CORTISOLO è anche l’ incubo dei bodybuilders.

Quanti hanno paura di allenarsi troppo per via del rilascio di cortisolo “in eccesso” che ne consegue?

Paura, ansia, paura, insoddisfazione, rabbia, e nuovamente paura, sono emozioni negative che alterano il nostro equilibrio cellulare interno ed il nostro sistema endocrino.

Non è il cortisolo secreto in risposta ad estenuanti sessioni di allenamento a preoccuparmi, quanto quello che in tutti i momenti della giornata viene rilasciato in risposta ad un approccio alla vita (ed in questo caso all’ allenamento) caratterizzato da uno sotato emotivo alterato, che intossica l’ organismo come se venissero somministrate continue iniezioni di ormone dello stress.

L’ intervento della CORTECCIA CEREBRALE nelle emozioni avviene attraverso l’ integrazione delle informazioni (che passano dal talamo provenendo dall’ ipotalamo e dall’ amigdala) e regolando l’ attività di ipotalamo e amigdala, in modo da gestire di conseguenza le emozioni come una risposta integrale del corpo.

Quando si ha una percezione nella corteccia, questa manda segnali all’ ipotalamo, che agisce attraverso l’ ipofisi ed il surrene generando una risposta neuro-ormonale.

Gli ormoni ipofisari e surrenalici generano una risposta fisiologica che è percepita dalla corteccia stessa, che a quel punto genera l’ espressione emotiva.

L’ amigdala registra l’ esperienza e dota le memorie di una componente emotiva.

L’AMIGDALA, IL CENTRO EMOTIVO TRA REALTÀ E PERCEZIONE DI ESSA

“L’ immaginazione costituisce la realtà di tutto ciò che si manifesta in forma fisica”.

Albert Einstein Paura, disgusto, rabbia, gioia e tristezza sono cinque emozioni basilari che attivano l’ amigdala.

L’ amigdala interviene anche nella presa di decisioni e funge da intermediario tra espressione autonoma ed espressione cognitiva dell’ emozione. Inoltre interviene nell’ identificazione dei pericoli e nel riconoscimento dell’ espressione facciale associata alle emozioni, assumendo un ruolo nella cognizione sociale.

L’ iper attivazione dell’ amigdala produce un aumento dello stato dell’ attenzione, tuttavia nell’ essere umano causa ansia e paura.

L’ amigdala è coinvolta in tutti i problemi neurologici e psichiatrici con una componente sociale, come le dipendenze o i disturbi d’ansia.

L’ emozione viene registrata nell’ amigdala e sotto forma di informazione giunge alla corteccia frontale.

Può giungervi sia direttamente, che indirettamente passando dall’ ipotalamo, che invia segnali neuro-ormonali al corpo.

L’ amigdala può ricevere direttamente informazioni sensoriali dal talamo, in modo da produrre una risposta immediata che conduce ad una reazione repentina, tale da anticipare il riconoscimento cosciente della causa.

Questo meccanismo è fondamentale per salvarsi la vita.

Quando il talamo invia l’informazione sensoriale alla corteccia sensoriale, da questa passa alla corteccia prefrontale ed in fine all’ amigdala, instaurando una memoria che registra l’ emozione nell’ amigdala.

In questo modo ogni volta che viene percepito uno stimolo simile, l’ amigdala scatenerà la stessa reazione in modo immediato, prima che la corteccia elabori ciò che sta realmente accadendo, ricostruendo lo stato corporeo prodotto la prima volta che si è vissuta tale situazione.

INTELLIGENZA EMOTIVA

Il neurofisiologo Joseph LeDoux ha dimostrato il ruolo dell’ amigdala nell’ elaborazione delle emozioni, dimostrando che lo stesso stimolo emotivo è veicolato tramite due vie, una lenta ed una rapida.

Quella rapida è la talamo-amigdala, e permette di rispondere velocemente a stimoli potenzialmente pericolosi.

La via lenta è tale perché coinvolge anche la corteccia, e quindi parte dal talamo, proietta alla corteccia ed infine all’ amigdala.

Questa via è responsabile della consapevolezza dell’ emozione.

Il sistema razionale richiede un’ informazione completa per l’ elaborazione, rendendo la risposta lenta, ma precisa.

Il sistema emotivo è rapido, ma povero dal punto di vista analitico, e dipende dalle aspettative di premio o punizione.

LeDoux sostiene che “l’ emozione è più potente della ragione”.

L’ EMOZIONE È IN GRADO DI ALTERARE LA CHIMICA DEL CERVELLO

Quanto le azioni agiscono sugli ormoni e quanto gli ormoni agiscono sulle azioni?

Gli ormoni sono gestiti anche dalle emozioni, ad esempio si è visto che il rilascio di dopamina è legato soltanto al pensiero dell’ obiettivo e non al suo raggiungimento.

Quando si attraversa un momento di crisi si tende a concentrarsi su ciò che non si vorrebbe.

Questo produce un’ emozione che viene registrata dall’ amigdala. In questo stato emotivo l’ operazione di l’ autoanalisi peggiora lo stato emotivo del cervello.

Pensare e analizzare troppo porta il cervello fuori equilibrio.

È sbagliato analizzare all’ interno di un’ emozione.

La paura ci blocca.

Al giorno d’oggi persiste un approccio eccessivamente analitico all’allenamento.

Si analizza troppo per paura di non crescere fino a quando non si cresce realmente.

Caro Jung affermava che finché il subconscio non diviene conscio dirigerà la nostra vita e lo chiameremo destino.

Bisogna informare il subconscio che ciò che si desidera sta accadendo ora.

Bisogna comprendere che la è la mente a dare forma al corpo.

Quello che pensiamo e quello che crediamo possono cambiare il tuo nostro corpo.

I pensieri sono la mappa, le emozioni il carburante, le azioni il veicolo.

Allineando questi tre elementi si diventa inarrestabili.

Pensando al successo con insicurezza, si faranno passi esitanti.

Bisogna scegliere pensieri che supportano gli obiettivi e coltivare emozioni che risuonano con quei pensieri.

Queste emozioni positive amplificano a loro volta il potere dei nostri pensieri generando un campo magnetico che attrae abbondanza.

Personalmente sono convinto che non si possa razionalizzare una disciplina irrazionale come il bodybuilding, dove tutto sembra il contrario di tutto, ma poi alla fine chi ha “fede” nell’ allenamento cresce…

Per fede intendo mettersi completamente a disposizione di quell’impulso nervoso che partorito dalla mente, trascritto in atto motorio e tradotto in cambiamento morfologico, ci garantisce di apprendere inconsapevolmente e quindi ci consente un approccio inconsapevole, ma funzionale.

Molte volte mi chiedo come facevo a crescere nell’inconsapevolezza più assoluta di ciò che stessi facendo.

La spiegazione che mi sono dato è che quando instauriamo uno stato d’animo in linea con ciò che desideriamo, gli avvenimenti futuri divengono presenti e tutto quadra alla perfezione.

E quindi funzionava lo stripping, funzionavano le forzate, le pause di riposo, le vedove, le mezze accosciate ecc…

Adesso so che tanto di ciò che facevo non funziona o non dovrebbe, e non dovrebbe per logica, ma il fatto che io continui a farlo innesca nel mio cervello meccanismi che conducono la mia mente subconscia ad allinearsi a quegli stati d’animo meravigliosi che mi hanno garantito di diventare ciò che sono adesso.

Per quanto mi riguarda nell’ approccio all’ atto motorio bisognerebbe immergersi completamente nel gesto, percepire il carico, sentire il sangue scorrere nelle vene.

Non mi riferisco alla discussa e ridiscussa connessione mente-muscolo (evento caratterizzato da unamiriade di interpretazioni soggettive), ma ad un qualcosa che va oltre il gesto stesso, oltre la contrazione muscolare ed oltre gli eventi biochimici intra ed intercellulari che ne conseguono.

Mi riferisco a ciò che il cervello è in grado di farti fare solo se hai un’ imponente intenzione.

L’ emozione è la fonte del processo creativo. Non è detto che l’ esperienza ti dia l’ emozione.

Quando l’emozione arriva prima dell’esperienza si inizia ad avvertire solo abbondanza, e questo l’ ho sperimentato in molti ambiti della vita, ma soprattutto nel bodybuilding.

CONCLUSIONI

Il codice genetico è un libretto delle istruzioni, un progetto attraverso cui si generano cellule, tessuti e tutte le sostanze che formano un organismo.

L’ espressione genica è influenzata da molti fattori esterni materiali, ma ciò che più plasma la materia non è materia, o almeno non lo è fino a quando non collide con essa, essendo che fino a quel momento questa sostanza, questo pensiero, si manifesta sotto forma di onda.

Ad oggi mi sento di considerare due tipi di ipertrofia. Quella ordinaria e quella straordinaria.

L’ ipertrofia ordinaria è osservabile, conosciuta, riconducibile ad eventi scatenanti che agiscono sulla morfologia attraverso la fisiologia.

Ma quella straordinaria è ottenuta percorrendo l’ignoto.

So che se tutti coloro che alleno facessero ciò che faccio, non otterrebbero nulla, per loro conosco strade percorse e ripercorse più sicure.

Nemmeno per il me di ieri, né probabilmente per quello di domani funzionerebbe.

Non è una questione di tempo, certe dinamiche si sviluppano senza tempo ne spazio, illusioni dell’ uomo.

Non è questione di genetica. Ieri avevo la stessa genetica che possiedo oggi, ed essa permarrà domani.

È una questione di allineamento tra desiderio ed emozione.

Se lo ottieni, tutto arriva.

Per me il bodybuilding è uno stato d’animo e questo è l’unico e solo punto fermo che mi conduce dall’ordinario allo straordinario, dal conosciuto all’ignoto.

Se funziona per me e non funziona per gli altri, significa che non sono sufficientemente allineati emozionalmente.

Ricordiamoci che siamo nati da un pensiero…

Di Scilipoti Nino